La
cooperazione ravennate ha i suoi caratteri distintivi che sono ben
noti.
Gli inizi in agricoltura, con quella guida sicura di Nullo Baldini che
con il
suo carisma e la sua operosità convinse molti a reagire alla
crisi agraria del
decennio 1880 attraverso la cooperazione piuttosto che attraverso
l'emigrazione; la complementarizzazione quasi da subito con i lavori di
bonifica,
seme di importanti realizzazioni cooperative nel campo delle
costruzioni; il
tutto accompagnato dal credito cooperativo e da una cooperazione di
consumo di supporto ai settori «forti». Ma se
queste linee
sono ben note ed anche
noto è che la cooperazione ha trovato nella provincia di
Ravenna
uno dei
suoi punti di eccellenza, c'è molto che resta ancora da
capire.
In primo luogo i tratti della vasta schiera di uomini e donne che sulle
tracce di Nullo Baldini hanno supportato la continuità di
una
prassi, quella
cooperativa, che deve reinventarsi ad ogni mutare della
società.
Quindi i punti
di svolta, al di là del ben noto snodo dell'attacco
fascista;
ancora, i contributi
specifici delle varie «anime» della cooperazione,
che hanno
seguito ispirazioni ideali diverse, ma un comune desiderio di
protagonismo dei lavoratori
e di migliore e più equa distribuzione del reddito. Anche le
storie delle «imprese» cooperative principali sono
di
grande utilità in tema di continuità/
cambiamento, così come l'importante ruolo svolto dai
consorzi
nel mantenere alla cooperazione delle radici decentrate ma
un'organizzazione coordinata capace di far stare sul mercato.
Ebbene, questa bibliografìa è un primo passo
nella
raccolta di contributi
spesso molto frammentari a beneficio di chi vuoi ricostruire percorsi
più
integrati e di chi vuoi capire che cosa non è stato ancora
fatto
per illustrare
adeguatamente la vita del movimento cooperativo ravennate. Oggi
l'attenzione da parte degli studiosi al fenomeno cooperativo si sta
ravvivando, non
solo perché è una parte comunque significativa
della
nostra storia, ma anche
perché in un mondo che si va sempre più
omologando dal
punto di vista
imprenditoriale su modelli anglosassoni, coltivare una
«diversità» diventa
una garanzia per il futuro dell'umanità.
Ma non solo l'attenzione degli studiosi deve aumentare; l'attenzione
degli stessi cooperatori a lasciare traccia oltreché nel
mondo
dell'economia
anche in quello della cultura e della formazione dei giovani credo
debba
aumentare considerevolmente. Se, infatti, si desidera che la
cooperazione
continui e si rafforzi non si può più agire oggi
soltanto
attraverso l'esempio
e la capacità di trascinamento di qualche leader, come
poteva
essere in passato in un mondo di semianalfabeti. Oggi le persone sono
acculturate e si acquisiscono a progetti di vita come quello
cooperativo mediante l'acculturazione che si realizza attraverso la
rivisitazione del passato cooperativo e la
riflessione approfondita sul presente e sulle sfide che il futuro pone
al movimento cooperativo.
Vera Negri Zamagni
Vice Presidente
della Regione Emilia-Romagna
|